La sera della prima

“ Dentro ai camerini, dietro alle quinte e, complessivamente tra gli attori, serpeggiava la consueta grande agitazione tipica di questo evento così particolare.
Ogni attore, protagonista o comprimario, si poneva in cuor suo le stesse domande che si era posto in analoghe circostanze: “Chissà se ricorderò la parte? Chissà se il pubblico si divertirà? Chissà se riderà quando ci sarà da ridere? Se si commuoverà nei momenti pensati per far commuovere? Se, anche ridendo e commuovendosi a sproposito, accumulerà un numero di emozioni sufficiente per un sostanzioso applauso finale? E se infine, in caso di fiasco, almeno io personalmente riuscirò ad evitare la brutta figura che non credo di meritare?”
Non inferiore a tutta questa agitazione era l’attesa da parte del numeroso pubblico, e molte anche le domande che si ponevano gli spettatori: ”Chissà cosa ci faranno vedere di nuovo? Chissà se il nuovo ci piacerà come il vecchio? Chissà se capirò tutto? E chissà se, non riuscendo a capire, ad un certo punto mi ritroverò malauguratamente ad applaudire da solo, generando così un imbarazzante spettacolo nello spettacolo?”

Ma tutti questi interrogativi rimasero senza risposta poiché, quella sera, nessuno fra i tecnici della compagnia, né fra i macchinisti del teatro, né fra le tante divinità invocate per la disperazione, riuscirono a far aprire il sipario.

Nemmeno i vigili del fuoco e le sarte.”

 

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