Che ne sarà della mia vita

“Ho visto, dall’altro lato della strada, una madre e il suo bambino che comunicavano cantando. La donna rimproverava  il piccolo cantando, il piccolo si giustificava cantando ed, infine, i due si riappacificavano con un delizioso duetto. Il mio buon senso  mi impose di raggiungerli al più presto per dir loro che la vita non è un musical, che è tutta un’altra cosa, che c’è poco da stare allegri, che non sempre ti passa se canti, che era ingiusto da parte loro illudere la gente, e quanto cinismo (seppur involontario) ci fosse in quel comportamento.
Ma, nell’attraversare la strada, senza che io le comandassi, le mie gambe cominciarono ad improvvisare eleganti passi di danza. Così, sgambettando, giunsi sul marciapiede opposto e, solo allora, mi resi conto che qualsiasi cosa avessi voluto dire essa sarebbe uscita dalla mia bocca sotto forma di canzonetta. Cosa stava succedendo? Che cosa c’era nell’aria che ci imponeva questo atteggiamento così euforico e spensierato? Quale anomalo scombussolamento ambientale, che tipo di gas malefico o benefico ci costringeva a tutto ciò? Ed il suo effetto sarebbe stato momentaneo oppure duraturo nel tempo? Fortunatamente, oltre a possedere discrete qualità vocali, mi muovo anche con una certa eleganza e quindi, nel caso, il futuro non mi avrebbe riservato troppe delusioni o figuracce. Ma se penso a mia moglie, quella buona e cara donna con cui condivido la maggior parte del mio tempo, sono piuttosto preoccupato. Stonata come e, a volte, più di una campana, ella è talmente priva di ritmo e di qualsiasi dettaglio di grazia da suscitare in me mortale imbarazzo nelle poche occasioni in cui andiamo a ballare. Per quanto io la ami quasi più di ogni cosa al mondo, non riesco a immaginare ad una vita intera in sua compagnia. Sarà difficile trovare le parole giuste per dirglielo, più facile la musica.”

 

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