Libri

La mia storia

“ Sono un uomo: vivo, amo e lavoro, in ordine d’importanza, anche se posso vivere perché amo, e riesco a vivere perché lavoro. Ma questa non è tutta la mia storia. Io non sono solo quello che scrivo di me. Sono anche e, soprattutto, nel bianco della pagina oltre queste righe. Sono nel silenzio e nell’attesa di altri momenti di vita sparsi qua e là in altre righe scritte di questo o quel libro, e in altri bianchi di pagina di questo o quel libro. Sono nei miei segreti, nelle mie paure ed in tutto ciò che crediate io sia. Quindi, prestate molta attenzione a ciò che segue: è lì che vivo davvero e non so né dove, né quando finirò.”

 

14 Febbraio 2012 – ore 18

Bologna, Libreria Coop Ambasciatori, via Orefici 19

Luciano Manzalini
L’amore svenuto

Presentazione del libro con la partecipazione dell’autore.
Intervengono Patrizio Roversi e Vito.

 

Che cos’è l’amore se non un’intesa, un’attesa, un sogno, un’illusione, un’intrusione, una poesia? Ci fa piangere e ridere forte. Ha la presunzione del miracolo e la casualità dell’incidente. Tutte le declinazioni di questo misterioso sentimento sono racchiuse nelle brevi liriche di L’amore svenuto. Domande, risposte, rime… Battute, riflessioni, pentimenti… Una collezione, a tratti esilarante, di poesie illuminate e illuminanti, a volte feroci, altre struggenti.

 

 

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Dubbi di un presunto scrittore

Piccole storie visibili a occhio nudo

 

Pp. 120 Uscita: 2006
Collana: Linferno – 116
ISBN: 88-8342-466-2
Editore:Pendragon

Luciano Manzalini - Dubbi di un presunto scrittore

Dubbi di un presunto scrittore

 

“C’è, nella vita, una specie di respiro comico. È interno alle cose. A volte emerge (come lo starnuto, come lo sbadiglio), e tutti possono percepirlo. Più spesso resta nel corpo delle giornate, nascosto nei gesti, nelle conversazioni, nei sentimenti che non riescono a prendere forma. Il talento dell’umorista sta tutto nella sintonia con quel ritmo nascosto: sa come percepirlo, lo scopre in ogni persona, e soprattutto lo coglie in se stesso. Il bravo comico comincia a esercitarsi, appena sveglio, su se medesimo. È lo studio di se stesso la sua scuola. Il bravo comico impara a ridere prima di se stesso, poi del prossimo. Luciano Manzalini è un bravissimo comico. Come attore ha un ritmo formidabile. Canta bene, si muove anche meglio. Conosce il respiro comico. Questi racconti gli assomigliano molto, rimandano alla sospensione stranita del Manzalini attore, al suo umorismo asciutto, essenziale. Anche come scrittore, Manzalini non è un battutista. Lascia che siano le cose a battere l’una contro l’altra. Si limita a raccontarle a bassa voce, sa benissimo che le cose, prima o dopo, faranno ridere. O, male che vada, faranno malinconia, che è comunque, anche nella vita, un ingrediente molto letterario. Come ogni comico che si rispetti, lo scrittore Manzalini è sempre sospeso tra la presenza del tragico e l’immanenza del buffo. Giustamente, non prova a districarle. Sono l’una la spiegazione dell’altra. Un’altra cosa, importante: certe frasi sono molto lunghe, la maggior parte molto brevi. Nel molto lungo, il lettore deve sempre sospettare la parodia. Nel molto breve, il pudore. Che è una virtù rara nei comici, ma rarissima negli scrittori”.

Michele Serra

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